Quando ho iniziato a scrivere Il ruolo che resta, Lorenzo era il personaggio attraverso il quale raccontare quella storia.
E’ un ragazzo, appena entrato all’università, che si trova coinvolto in un mondo fatto di amicizie, rivalità, passioni, scelte e conflitti.
Lui osserva tutto e cerca di capire, di dargli un significato. Ed è proprio qui che, forse, nasce il problema.
Quanto possiamo essere sicuri di ciò che vediamo?
Lorenzo ascolta le persone, osserva i loro comportamenti, cerca di mettere insieme i fatti.
Perché quando assistiamo a qualcosa, quasi automaticamente tutti noi costruiamo una spiegazione. Decidiamo sul momento chi ha ragione e chi ha torto, stabiliamo chi è sincero e chi invece sta mentendo. Sappiamo bene chi si comporta bene e chi invece no.
Ma una spiegazione, per quanto ci sembri convincente, rimane pur sempre la nostra spiegazione.
E allora la domanda diventa inevitabile:
Se vediamo soltanto ciò che riusciamo a comprendere, possiamo davvero dire di aver visto tutto?
Questa è una delle cose che mi interessava maggiormente quando ho deciso di tornare su quella storia. Perchè Lorenzo non è un semplice narratore ma è un ragazzo che vive gli avvenimenti interpretandoli sotto la propria lente di osservazione.
A volte può cogliere qualcosa che agli altri sfugge ma altre volte può dare per scontato qualcosa che, visto da un’altra prospettiva, assume un significato completamente diverso.
Ed è proprio questa differenza tra ciò che accade e ciò che pensiamo sia accaduto che mi ha portato verso “Il ragazzo che vede tutto“.
Non volevo semplicemente raccontare di nuovo una storia già scritta. Volevo provare a guardarla attraverso occhi diversi.
E Lorenzo, in questo senso, è il punto di partenza perfetto. Perché chi osserva una storia non detiene necessariamente la verità, possiede soltanto la propria versione di ciò che ha visto.
Ci sono persone che ricordano la stessa situazione in maniera diversa. Persone che hanno visto cose differenti. Persone che hanno vissuto emozioni che gli altri non potevano conoscere. E soprattutto persone che, nel momento in cui hanno fatto una scelta, avevano le loro ragioni.
Questo non significa che quelle ragioni fossero giuste. Significa soltanto che vale la pena conoscerle.
È da qui che nasce “Il ragazzo che vede tutto”. Da una storia che, in parte, conoscete già. Ma che può essere osservata da un’altra angolazione. Perché forse non basta chiedersi che cosa è successo.
La stessa storia. Un altro punto di vista.